di meo crocco il mer apr 01, 2009 3:36 pm
Provate a farci caso, ma negli ultimi tempi le immagini su scioperi che compaiono sulla stampa mostrano utenti stremati, vacanzieri che si trascinano la valigia, pendolari appiedati ecc.
Raramente sulla stampa passa l'immagine di scioperanti in lotta. Mi correggo, qualche volta si, ma provate a far mente locale, normalmente gli scioperanti balzano agli onori della cronaca o quando sono un riprovevole problema di ordine pubblico o se perdenti il lavoro, quando sono in visita a qualche potente di turno che, bontà sua può adoperarsi a spendere qualche parola di commossa partecipazione ed esprimere buoni sentimenti.
Le immagini di chi incrocia le braccia da posizione di forza ( perchè c'è bisogno del suo lavoro) per avere un nuovo e migliore contratto sociale sono di fatto scomparse dall'informazione.
Ci hanno abituati a vedere lo sciopero solo come disagio di utenti o nel migliore dei casi come appello disperato al fine di far intervenire chi può.
Ma lo sciopero come strumento a gestione diretta dei lavoratori, democratico e libertario perchè vi aderisce chi vuole, senza deleghe o mediazioni. Lo sciopero in quanto azione conseguente più immediata che può seguire al rifiuto di continuare ad accettare un patto sociale ritenuto iniquo o superabile è semplicemente sparito nell'informazione più immediata. Questa visione dello sciopero rimane oggi relegata in romanzi di scarsa circolazione od in film da cineteca.
Eppure è proprio grazie a scioperi che si sono avute tutele sul lavoro minorile, la riduzione dell'orario di lavoro, conquiste salariali. E' con scioperi che sono partite le prime lotte di massa contro il fascismo negli ultimi anni della guerra. E, in epoca più recente, se oggi si parla di sicurezza, se la medicina è entrata nei posti di lavoro ecc è a seguito delle lotte dell'autunno caldo; anche lo statuto dei lavoratori è nato da scioperi e lotte, non da alchimie parlamentari che , viceversa hanno dovuto solo ratificare e concretizzare l'emergere di un nuovo equilibrio sociale. Le lotte inoltre sono state anche un potente mezzo di sviluppo perchè costringevano le imprese a crescere con l'innovazione e non sul super sfruttamento ed i bassi salari: qualsiasi padroncino cialtrone e manager imbecille è capace di far profitti con macchinari obsoleti purchè abbia lavoratori schiavi, fa profitti, ma non progresso.
E' in questo clima culturale di amnesia della storia e della continua identificazione sciopero= disagio utenti oppure nella versione più tollerante sciopero=supplica ai potenti che si sta sviluppando ulteriormente l'attacco al diritto di sciopero.
L'attuale proposta governativa ( per ora limitata ad alcuni settori pubblici) che tende ad introdurre forme di sciopero 'virtuale' o a renderlo pressochè impossibile attraverso consultazioni referendarie o capacità di rappresentanza che difficilmente avranno anche le confederazioni maggiori mirano a togliere nei fatti la libertà sindacale, a mettere fuori gioco le organizzazioni minori ed a ridurre ulteriormente ai lavoratori il diritto di sciopero. Inoltre la possibilità di forti ammende direttamente agli scioperanti renderanno 'problematica' o addirittura eroica ogni adesione ( va ricordato che nel movimento operario la componente eroica non è mai mancata, ma a mio avviso se se ne può fare a meno è meglio).
Battersi per bloccare questa proposta che mira oggi a legare le mani ai lavoratori in un momento di crisi ( della serie vi potremo fare un culo così e vi sarà difficile reagire),significa voler continuare ad essere i protagonisti di una storia di progresso.In alternativa temo e prevedo solo un imbarbarimento dei rapporti sociali.
Lo sciopero generale proclamato da USI e altre sigle del sindacalismo di base per il 23 aprile è anche una prima risposta alle proposte liberticide del governo.